Bootstrapping start up: come autofinanziare la propria idea?

booststrapping

Parlare di Bootstrapping, ovvero di quella strategia che permette ad una azienda di autofinanziarsi per me ha un significato molto particolare, perché significa parlare della cosa che mi appassiona di più nelle strategie di go to market, probabilmente avrei dovuto scrivere un articolo prima sul tema, ma come si suol dire meglio tardi che mai.

Oltretutto mi sento veramente “confident” ad affrontare questo tema visto e considerato il fatto che il bootstrapping è sempre la prima opzione di costruzione per le mie aziende, parlo molto bene del percorso che ha portato alla nascita di Thrive X all’interno dello Special Training per Business Creator che ottieni con il mio libro.

Prima di partire, come in ogni articolo, semmai fossi capitato qui la prima volta voglio presentarmi: Sono Enrico e di lavoro trasformo idee innovative in aziende.
Mi occupo principalmente di start up digitali, oggi gestisco diverse attività e ho scoperto che per diventare un #businesscreator le cose da fare sono molto distanti dalle teorie da palco che i “guru” ti raccontano. 

Bootstrapping definizione: che significa? 

Bootstrapping è un termine super noioso e complicato prima che entrasse nel gergo comune del mondo delle start up. Il termine viene utilizzato nel campo dell’informatica e delle statistica. Per definizione il bootstrapping è l’avvio di un processo (informatico o economico) senza un intervento esterno di nessun sistema. Si può definire anche un processo di AUTOAVVIAMENTO, senza nessun input.  

La parola ha però un’altra origine un po’ bizzarra e meno accademica: ha a che fare con gli stivali! Infatti, la “bootstrap” è la linguetta di pelle che permette di infilare gli stivali e in inglese esiste un detto “pull yourself up by your bootstraps” (tirati su da solo prendendoti per le linguette degli stivali) che significa: tirati su da solo, vai avanti da solo, risolviti i problemi ecc. 

Proprio con questa accezione il termine è stato acquisito da startupper e imprenditori che volevano aprire una start up innovativa facendo affidamento esclusivamente alle proprio forze economiche/strategiche e imprenditoriali. Nel mondo delle strat up il bootstrapping è il processo che prevede il loro autofinanziamento senza l’intervento di investitori esterni, di finanziamenti, di bandi o campagne di crowdfunding

Ovviamente non è una scelta semplice da intraprendere e i fondi a disposizione forse saranno minori di quelli che si possono raccogliere, ad esempio, con una campagna che va in overfunding, ma moltissimi stratupper lo stano facendo e ti spiego il perché. 

Bootstrapping start up: perché autofinanziare la tua impresa?

Se ti stai chiedendo perché una strat up dovrebbe scegliere il bootstrapping, cioè l’autofinanziamento, non sei il solo. Anche moltissimi imprenditori con una mentalità imprenditoriale vincente e aperta a nuove sfide, hanno inizialmente avuto dei dubbi. Autofinanziarsi è sicuramente un rischio e aumenta i tempi di riuscita di un progetto. 

Ma allora perché farlo? Il bootstrapping è uno dei metodi più semplici di avviare un attività nel senso che non coinvolgendo parti esterne e tutto nelle mani dell’imprenditore che prende le decisioni personalmente, senza avere pressioni dall’esterno. In questo modo avviare una start up è abbastanza più semplice ed evita la lunga ricerca di finanziatori da convincere che la propria idea è vincente.

Oltre a questo i vantaggi di non avere investitori nelle primissime fasi del progetto ti permette di avere alcuni effetti positivi che per ai più sfuggono ma che sono di fondamentale importanza come:

  • non ti porta in casa persone “esterne” all’azienda di cui non sai che intenzioni hanno sul medio e lungo periodo ma soprattutto rischi che siano più focalizzate al lucro piuttosto che alla vera mission aziendale;
  • non sei costretto a cedere quote importanti della tua azienda prima del tempo, infatti più la tua azienda prede valore e quote di mercato le percentuali che rimangono in capo ai founder sono progressivamente sempre più alte;
  • il rischio più grande è che non ti esponi nel doverla tenere aperta per forza ovvero se non superi le fasi di validazione sei libero di fare il fail fast, di chiuderla, di pivottarla pesantemente senza il problema di doverla portare avanti per forza perché hai gli investitori che non ti fanno queste opzioni;

Ovviamente l’imprenditore deve partire da un discreta base economica, oppure decidere di fare un periodo iniziale nel quale le competenze dei founder vengono messe disposizione al fine di “monetizzare le skills” che grazie a fine strategie di marketing e permettono di realizzare ingressi economici in grado di supportare l’azienda in fase iniziale.

Senza nascondersi dietro ad un dito, per far partire una azienda non servono solo diverse decine di migliaia di euro, serve studio, servono conoscenze, servono capacità di analisi e una mentalità corretta; ma rimanendo sul tema economico pensare che l’unica strada possibile per iniziare sia quella di trovare investitori/finanziatori o bandi è una aberrazione della realtà che, non so per quale motivo, si è radicata in Italia in modo abbastanza pesante.

Nel mio libro e nel training per Business Creator ti faccio vedere diversi casi studio importanti personali e di aziende che ho seguito come consulente per le quali grazie ad una strategia di Bootstrapping + Monetizzazione delle Skills sono riusciti non solo a lanciare la propria azienda ma anche farla crescere ed arrivare ad un punto tale da poter rinunciare a proposte di investimento anche importanti.

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A tutti gli effetti, noto che la maggior parte degli startupper che decidono di optare per il bootstrapping conoscono e hanno studiato molto bene il tema del go to market (a cui dedico tutti i miei contenuti) oppure hanno capito come monetizzare le loro skills sin dal momento zero, o ancora hanno già delle imprese avviate e quindi possono permettersi di sostenere i costi iniziali senza auti da terze parti.

Ti posso comunque confessare che la soddisfazione di aver finanziato la propria impresa da soli se il progetto funziona è immensa, impagabile e ritengo che questa pratica sia la massima espressione di capacità imprenditoriali che si possono trovare in un imprenditore evoluto.

Tuttavia, ci sono delle operazioni che devi fare prima del bootstrapping e te ne ho già parlato qui sul blog, ecco i link:

  • Risk Analisys: cioè l’analisi dei rischi e il risk assessment;
  • Javelin Board: il grafico che aiuta nella validazione dell’idea di business che vuoi portare avanti;
  • Smoke test: un test preliminare sul tuo prodotto o servizio che offrirai; 
  •  Analisi dei competitor: lo studio del mercato e delle aziende che potrebbero entrare in concorrenza con te.

Ma non solo, in genarle tutte queste azioni rientrano nel più ampio METODO LEAN STAR UP, teorizzato da  Eric Ries. Per rimanere sempre aggiornato su questi temi, consulta spesso il mio blog, ogni settimana pubblico nuovi contenuti!

Bootstrapping, crowdfunding e finanziatori esterni: differenze e vantaggi 

Se, come avrai capito, il bootstrapping è una strada a livello economico difficile da scegliere allo stesso tempo è davvero soddisfacente e moltissimi imprenditori hanno ottenuto buoni risultati

Ma quali sono le differenze maggiori con le altre tipologie di finanziamento?

Ad esempio,  il crowdfunding, cioè al finanziamento “dal basso” tramite piattaforme specializzate,  non è così facile e immediato come si pensa. Intanto bisogna scegliere la giusta piattaforma, intraprendere molto prima una buona campagna di marketing e comunicazione  e scegliere il giusto target e poi molto spesso non si riesce a raccogliere un soldo bucato, come peraltro mi è già successo con alcune aziende che nonostante gli avessi consigliato di non dirigersi verso quella strada, l’hanno comunque intrapresa.

Allo stesso modo trovare dei finanziatori esterni importanti, quali altre società o banche, non è affatto semplice, la realtà dei fatti è che sei hai costituto una SRLS per validare il mercato e non una SRL nessuno ti darà mai credito.

Inoltre, finanziatori esterni in fase di early stage potrebbero imporre condizioni poco favorevoli per la tua start up (tipo chiedere il controllo della stessa e le quote maggioritarie, come peraltro mi è stato offerto per un mio progetto), vincolando il tuo team alle decisioni di terze parti.

Alla luce di tutto ciò, personalmente, e quando è possibile, laddove posso posticipare l’ingresso dei finanziatori dalla fase di scaling up in poi è una scelta che preferisco.

Il bootstrapping è sicuramente una scelta pragmatica e che permette all’imprenditore di essere più libero sulle decisioni da prendere sulla propria start up. Senza pressioni esterne si può essere più tranquilli e più fedeli alla essenza della propria mission aziendale. 

Sai come si dice? “Chi fa da sé fa per tre”. Tu che ne pensi? 

 4 consigli su come fare bootstrapping e idee 

Adesso ti starai chiedendo: come fare bootstrapping? Su questo posso aiutarti con dei preziosi consigli, ma ricorda che solo tu da imprenditore o stratupper che conosce le sue risorse, soprattutto economiche, puoi sapere se questa è la strada giusta per avviare dare vita alla propria idea innovativa, infatti, esistono casi dove questa strada è percorribile, altri dove non ha senso.

Tuttavia, posso darti alcuni consigli su come avviare un processo di bootstrapping. Iniziamo?

1. Fai piccoli passi e studia moltissimo

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Se vuoi autofinanziarti non iniziare a pensare in grande, ti scoraggerebbe e basta. Per avviare un processo di bootstrapping bisogno iniziare con i piedi per terra, e fare quello che nel mio libro chiamo “costruzione a blocchi”, essere pratici e non andare troppo in là con la operatività. Puntare subito a diventare una multinazionale o alla perfezione dei prodotto e servizi offerti è impossibile. 

La prima cosa da fare è studiare moltissimo le strategie e il mercato e il target di riferimento. Cerca di raccogliere feedback interessanti sulla tua idea di business e parti da piccoli investimenti che puntano tutto sul validare l’idea e poi il prodotto nella miglior maniera. Per espandere la tua azienda poi ci sarà il tempo.

2. Cerca un cofondatore (o più) affidabile

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Se dal punto di vista dell’idea credi essere pronto per partire da solo ma dal punto di vista economico hai bisogno di un aiuto, scegli un cofondatore. Lo so, non è facile e molti imprenditori non vogliono farlo, ma se si trova la persona giusta il progetto sarà un successo. 

Con la persona giusta potrai dividere il lavoro e gestire al meglio le responsabilità, soprattutto economiche. So che non è un passo semplice, ma se necessario per aprire la tua start up fallo! Avere un cofunder non è poi così male

3. Scegli un team giovane che crede nel progetto 

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Nell’ottica di ottimizzare il più possibile i profitti, ti consigli di circondarti di persone, che abbiamo voglia di crescere insieme a te. Avere un team di supporto che crede nel progetto è fondamentale se si vuole avviare un processo di bootstrapping. Anche se all’inizio i profitti non saranno altissimi, scegliere il team giusto aiuterà a non buttarsi giù ma lavorerà sempre sodo per raggiungere nuovi e più alti obiettivi. 

Inoltre, un altro consiglio che posso darti è investire nella formazione del team. Se avessi necessità di un consulente esterno per qualche operazione che i membri nel tuo team non sanno fare, ti costerebbe moltissimo. Investire in formazione del team costa meno e garantisce risultati a lungo termine, riguardo a questo ti posso dire come molto spesso molti imprenditori che seguo vogliono far partecipare i loro collaboratori alle consulenze e/o ai vari percorsi proposti.. 

Questi erano i 3 consigli principali che posso darti se vuoi intraprendere un bootstrapping per la tua start up. Inoltre, è importantissimo creare una brand identity forte e avere un piano di marketing efficace. Non trascurare nessuno di questi aspetti o la tua start up non riuscirà mai a “spiccare il volo”. 

Infine, se stai per aprire una nuova start up, non mi resta che augurati Buona Fortuna e mi raccomando parti da qui!

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