Cosa è la Disruption? L’innovazione che cambia il mondo

Era un po di tempo che non dedicavo qualche riga al mio blog, ultimamente ho realizzato altri tipi di contenuti, ho fatto dei vlog che puoi trovare (qui e qui), ho parlato del lancio di alcuni side business (qui e qui), ho finito di scrivere 2 libri, uno sul mondo dello Streaming con la mia startup sul mondo del gaming, StreamforCash (che uscirà nella prima metà del 2020), e uno personale, molto corposo (che farò uscire più avanti); ma, per un motivo o per l’altro non ho avuto modo di “sfogarmi” scrivendo un bell’articolo ricco di contenuti di valore.

In questi giorni, stimolato dal fatto che Jeff Bezos sta nuovamente cambiando le regole del mercato con questa notizia (se vuoi avere amazon music premium gratis per 90 giorni clicca qui).

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Ho pensato che nel mio blog manca un articolo dove parlo di disruption, dove parlo di innovazione, dove sviscero quel concetto che guida ogni mia ispirazione: l’evoluzione economica.

Leggendo il titolo di questo articolo, ho proprio pensato che, per spiegare l’evoluzione economica e la disruption, l’esempio della musica, e della sua evoluzione negli anni, rispetto anche le generazioni di utenti, è il case history perfetto per impacchettare un articolo che valga la pena di essere letto!

COSA È QUESTA DISRUPTION

Premetto che in alcuni ambienti questa parola è abusata, utilizzata impropriamente, infatti, non dimenticherò mai di un appuntamento a cui ho partecipato in una azienda che possiamo dire essere tra le eccellenze in Italia (e che non rivelerò il nome per rispetto).

Ero li perché avevo conosciuto un head of development di questa azienda in un evento nel quale ero stato invitato come relatore per parlare proprio di casi partici di evoluzione economica, alla fine dell’evento si è avvicinato e mi ha invitato a visitare la loro realtà, io, affascinato dal brand, come avrebbe fatto chiunque al mio posto, ho accettato immediatamente!

La visita consisteva in una panoramica generale degli stabilimenti per poi partecipare ad una sorta di mastermind (una riunione dove un po tutti propongono idee), con i diversi reparti marketing e strategici di questa azienda.

Come in tutte le realtà, anche in questa c’erano alcuni soggetti, immediatamente individuati come i cosiddetti “fenomeni da baraccone”, ovvero quelli che si credono più fighi perché lavorano per la azienda tal dei tali, più preparati, più importanti, più “avanti”, insomma, quelli che sono bravissimi a parlare, quelli che pontificano, quelli che nascono già imparati e sanno tutto, ma poi, puntualmente, non combinano nulla (credo che in vita tua, abbia avuto la sfortuna di incontrarne a decine).

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    Mi siedo in disparte, (d’altronde io li dentro ero un ospite esterno), non ti nascondo che ero eccitato dal fatto che potessi partecipare ad una riunione di cervelli all’interno di una azienda Italiana famosa in tutto il mondo, pensavo che in quella riunione avrei potuto apprendere cose che solo pochissimi al mondo sapevano, d’altronde mi hanno confessato che non era mai successo che esterni avessero potuto partecipare a questo tipo di riunioni, ma, le mie illusioni si sono spente nemmeno dopo 2 minuti di riunione quando un “manager/fenomeno da baraccone” ha intavolato un discorso utilizzando la parola disruptive in modo così inappropriato, fuori contesto e in modo ripetitivo, che dopo nemmeno 10 minuti ho ringraziato tutti e me ne sono andato “per limite massimo di stronzate sentite in un giorno” (non per essere scortese, ma il tempo vale molto di più, e va tutelato).

    Spero che questo manager possa leggere questo articolo un giorno, perché, oltre ad essere incomprensibile per i suoi colleghi nell’utilizzare una terminologia “che fa figo” ma della quale non sapeva nemmeno cosa fosse, questo potrà salvarlo da milioni di figure di m**da future.

    Ma lasciamoci alle spalle questa divagazione e parliamo del tema dell’articolo:

    DISR…. CHE?!?

    What

    Se dovessimo dare una definizione semplice, pane e salame di Disrpution, direi che quella detta da Federico Pistono, nella sua community Mavericks è, in assoluto, quella che mi piace di più:

    Un’innovazione che cambia le abitudini delle persone in modo irreversibile

    Federico Pistono

    Disruptive nel vocabolario Italiano – Inglese risponde alla voce di: “interruzione” / “disturbo”, ed effettivamente è così, se dovessi darti la mia personale definizione direi:

    Qualcosa di così innovativo che taglia completamente con il passato e rende le cose precedenti così tanto obsolete che, con il tempo cadono in disuso.

    Pisani Enrico

    Ed è proprio da quest’ultima definizione che capisci come molte cose che possono sembrare disruptive, in verità non lo sono!

    Mi spiego meglio, o meglio ancora lo farò con l’esempio della evoluzione dei supporti musicali per darti questa visione: esistono piccole evoluzioni, come grandi, enormi evoluzioni, esistono innovazioni che stravolgono il tessuto economico sociale come un terremoto tanto potente da lasciarlo modificato in modo irreversibile, ecco, questo è realmente disruptive!

    Il motivo per cui mi viene l’orticaria quando un manager, o un azienda parlano di innovazione disruptive solo perché la loro idea migliora in modo impercettibile, di un millimetro, qualcosa già esistente, risiede nel fatto che qualcosa per essere disruptive deve essere, tipo, così come vedi in questo video:

    Ecco come negli anni è cambiata la tua scrivania

    Ad esempio se c’e’ un auto che ha il cambio automatico, e a questa ci aggiungi il cruise control, le cose migliorano di poco, anche se in alcuni ambienti si parla di innovazione, non siamo in presenza sicuramente di una innovazione che cambia radicalmente le abitudini delle persone.

    Uno dei problemi principali per identificare l’innovazione è che molto spesso serve molto tempo perché questa abbia un impatto reale, infatti, a volte ci può mettere anni, e, a volte nell’arco del suo sviluppo può mutare la sua forma, quindi è davvero difficile riuscire ad essere pionieri in qualcosa, a meno che, tu non abbia la capacità e le conoscenze per poter intercettare l’evoluzione in una delle primissime fasi di questa curva (che affronterò molto bene in uno dei prossimi articoli):

    Rogers Adoption Curve 1

    Un altro problema identificativo, lo possiamo trovare celato dietro ad una grande verità:

    Ovvero che l’innovazione non nasce come innovazione fine a se stessa

    Nessuno si sveglia alla mattina crea qualcosa in base al concetto di disruption, anche se le persone comuni, e i non addetti ai lavori potrebbero pensare che sia così, le idee nascono sempre per risolvere problemi.

    Pensaci: IL MONDO È PIENO DI PROBLEMI DA RISOLVERE

    Ed ecco, che, rispetto ad un preciso tema, ad un certo punto, qualcuno capisce, sviluppa, testa e fa funzionare qualcosa che risolve quel problema in maniera così migliorativa rispetto a quello che si era visto sino a quel momento che: cambia il mondo in modo irreversibile!

    Lo vuoi un esempio eclatante? La PENICILLINA, una delle disruption più potenti della storia (e che speriamo possa ripetersi quanto prima con una cura verso il COVID-19, che preferisco chiamare Virus43).

    pennicillina

    Un altro errore in cui molto spesso si cade, e su cui gli starupper medi si inchiodano autolesivamente, è quello pensare che per rendere un business di successo, si debba per forza ricercare la disruption più estrema, ma non è così.

    Molto spesso è lo stesso progresso quello che fa svoltare un business (che è differente da distuption), è il trend, è la capacità di leggere tra le pieghe del mercato, infatti, non sempre i “padri spirituali” dell’evoluzione sono quelli che ci fanno i soldi: l’idea ha sempre bisogno di una applicazione pratica, di una “go to market”, di uno studio sulla user experience, e non sempre chi sviluppa queste cose coincide con chi per primo ha avuto l’intuizione. Infatti, le auto esistevamo anche prima di Ford, gli smartphone prima dell’iPhone, le caffetterie prima di Starbucks, il fast fashion prima di Zara, gli on line store prima di Amazon giusto per fare qualche esempio.

    USIAMO L’ESEMPIO DELLA MUSICA

    Prima di internet, vi era un profilare di supporti musicali che con il tempo si sono “annientati tra loro”:

    • 1933 – La Radio
    • 1943 – Il Vinile
    • 1964 – la Musicassetta
    • 1982 – Il Compact Disc

    Tutti questi supporti, per la difficoltà oggettiva di essere replicati, hanno fanno nascere dei sotto settori molto importanti come: le case discografiche, il mondo dei diritti di autore, le televisioni musicali, le distribuzioni, e tutto questo ha portato alla possibilità di fruire della musica ad un numero sempre più grande di persone, rendendola estremamente commerciale.

    NAPSTER, THE GAME CHANGER!

    Napster

    Siamo nell’anno 2000, tra le fobie del millennium bug è l’eccitazione di essere entrati in un nuovo millennio, a livello musicale sta succedendo qualcosa di estremamente evolutivo.

    Qualcosa di nuovo, dove, chiunque, poteva accedere in modo del tuo de regolamentato, a tutta la musica del mondo, bastava attendere che il tuo pc scaricasse il brano, ed era a tua disposizione, ti bastavano una connessione e un pc con napster installato.

    Parliamo, comunque, di un era nella quale solo lo 0,6%/0,8% delle persone aveva una connessione internet, oggi abbiamo superato il 50%, quindi soltanto gli smanettoni veri potevano accedere a questa innovazione (io ero uno di quelli che, ai tempi, ha riempito Hard disc di canzoni come se non ci fosse un domani).

    Senza Napster, che poi è stato regolamentato, è diventato a pagamento, non sarebbero nati: gli mp3, i lettori mp3, l’iPod…

    Senza Napster non sarebbero nati: iTunes, Spotify, Amazon Music e probabilmente nemmeno YouTube.

    Napster ha dato via ad un processo che, con il tempo, ha portato la musica da uno stato solido, ad uno stato liquido in modo irreversibile.

    Ora la musica è passata da una moltitudine di supporti (vinili, cassette, cd, dvd), ad essere WEB CENTRICA, con tutta una serie di derivazioni che oggi sono le piattaforme e le varie applicazioni possibili dal fatto che la musica è passata da uno stato solido, ad uno liquido.

    Come mostra questa immagine, le implicazioni e le estensioni della musica finiscono nei podcast, nei video, nei videogiochi, nelle piattaforme come Spotify, iTunes, Deezer, Amazon Music ecc… con una filiera distributiva che con gli anni si è accorciata in modo notevole: chi stampava i dischi, chi li distribuiva, chi li trasportava, il negoziante che li vendeva, sono spariti tranne che per quelle nicchie di puristi che rimangono legati a determinati supporti.

    E’ interessante vedere come le varie generazioni di persone, abbiamo un rapporto con la musica, che molto spesso rispecchia quello con la tecnologia, davvero differente.

    Guardando questi numeri, e leggendo alcuni articoli in merito ho fatto una scoperta interessante:

    Il rapporto generazionale, e le modalità di utilizzo, della musica rispetto alle fasce di età, sono praticamente identici al modo di approcciare anche altre cose al di fuori dell’ambito musicale: business, tecnologia, device, stile di vita e valori.

    Ed ecco che voglio portarti a fare un viaggio all’interno del rapporto che intercorre tra una data generazione e la musica, confrontandola con il mondo degli affari.

    BOOMERS: La generazione “PRODOTTOCENTRICA

    Il primo gruppo sono i Boomers, nati durante il Boom di nascite in italia (anni 60/70), oggi hanno 50 anni o più e sono la generazione orientata al prodotto.

    Amano possedere cose fisiche, e fanno fatica a dare un valore a tutto ciò che è immateriale o liquido, in generale sono al di fuori delle dinamiche web ad eccezion fatta di Facebook e Blogs.

    Essendo “prodottocentrici” amano ancora i supporti tradizionali della musica, sono distanti dai servizi web, ma molto inclini a comprare prodotti premium offline, come i biglietti “hi ticket” dei concerti.

    Ciò detto, se dobbiamo confrontare questa generazione, il loro rapporto con la musica, al mondo degli affari, beh…. le cose non cambiano di molto.

    E’ una generazione di digitali addottivi (e molto spesso questa adozione è indigesta), pertanto sono legati ai business tradizionali, fisici e fanno fatica a comprendere come un ragazzino che gioca ai videogames, o uno youtuber possano guadagnare più di loro.

    Hanno la tendenza ad ignorare, fin quando possono, le nuove tecnologie, e le adottano solo quando esse stesse diventano necessarie ed inevitabili e se devono vendere o acquistare qualcosa lo fanno preferibilmente offline.

    GENERAZIONE X: La generazione “ne carne ne pesce”

    Parlo ora della generazione che mi precede, infatti visto che sono nato nel 1981 mi trovo sul confine della “X” e della “Millenials” una generazione nata a cavallo dell’arrivo della tecnologia, cresciuta con sistemi operativi arcaici come DOS 6.22, con Windows 3.11 e poi con la rivoluzione di Windows 95.

    Siamo stati testimoni di quella che è la nascita del “movimento WEB” e per questo ci sono divisioni molto forti in due grandi fazioni, c’e’ chi ragiona e agisce come i Boomers, non ho dati che supportano la mia tesi, ma credo in tutta onestà di parlare della maggioranza degli X, e un altra parte più “nerd” che, invece, è totalmente digital oriented, dando un taglio netto con il passato.

    Questa spaccatura l’ho vissuta in prima persona, ricordo che il corso di informatica che avevano proposto a livello sperimentale mentre facevo le elementari (per cui ho fatto carte false per potermi iscrivere) era poco frequentato, infatti, in tutta la scuola eravamo solo una decina di studenti quelli che partecipavano a queste classi.

    Ma la storia non si ferma alle elementari, infatti, tutt’oggi vedo miei coetanei avere un rapporto pessimo con la tecnologia, essere ancora legati ai business tradizionali, non capire come un influencer possa guadagnare milioni di euro, ed essere ancora morbosamente legati a ciò che è fisico come auto, casa, capannone e pensare che il successo e il fallimento di una azienda dipendano al 90% dal prodotto.

    In generale gli “X” “prendono in prestito” gli usi e i costumi, o, della generazione precedente, oppure, di quella successiva, con delle spaccature gigantesse tra chi ancora ragiona OFF LINE e chi invece, come me, ragiona esclusivamente ON LINE.

    GENERAZIONE Y (Millenials): La generazione della svolta digitale

    Arriviamo quindi al momento di svolta, una parte di questa generazione sono a tutti gli effetti dei digitali nativi, che nascono e crescono senza il bisogno o la necessità di capire come funziona un computer o il protocollo world wide web.

    Questa generazione è nata con supporti fisici (CD e DVD) per poi passare al mondo degli smartphone, quasi dimenticandosi i supporti fisici, trascinati dall’innovazione.

    La maggior parte di essi possiede musica liquida e sottoscrivono servizi premium di musica on cloud.

    Questa è anche la generazione dei Precari, dei Liberi Professionisti, degli Start upper, di coloro che sono entrati nel mondo del lavoro durante la crisi dei mutui subprime, che hanno subito, e quindi reagito, ad un cambiamento radicale di vedere il lavoro e della morte del posto fisso (anche se molti se ne devono ancora rendere conto).

    Ma come in ogni generazione, anche qui, ci sono enormi spaccature, infatti, troviamo chi ha assimilato e prende per oro colato quello che le “vecchie” generazioni gli dicono, rimanendo con una mentalità vecchia e rischiando di essere tagliato fuori da ogni dinamica evolutiva.

    E chi, invece, si adatta in modo naturale agli eventi migliorativi che la società propone.

    Vedo, pertanto, 3 gruppi ben distinti di persone:

    • chi ignora il cambiamento
    • chi lo accetta utilizzandolo
    • chi è in grado di sfruttarlo (minoranza)

    Forse, se stai leggendo queste righe, e stai leggendo questo blog fai parte di questa terza categoria, se lo sei, oltre a farti i complimenti, ti invito ad iscriverti alla community che sto creando per unire le poche teste che riescono ad essere dei business creator, clicca qui di fianco.

    GENERAZIONE Z: La generazione Disruptive

    Se dobbiamo trattare e parlare di una generazione “di rottura” di quelli che sono le abitudini digitali, non possiamo non pensare alla “Z”.

    Una generazione nata con l’Ipad e gli Smartphone in mano, con le gesture e l’intellettività dei device percepita in modo del tutto naturale, quasi allo stregua della madre lingua.

    I Nativi digitali sono e saranno la sfida maggiore per l’industria musicale e, di conseguenza, per tutte le industrie che propongono innovazione.

    C’e’ da dire che, pertanto se ne possa parlare, gran parte delle persone facenti parte di questa generazione non dispone di capitali, essendo studenti o comunque molto giovani nel mondo del lavoro pertanto i campioni che vengono analizzati sino ad oggi in merito ai temi: acquisto / abitudini e preferenze rimangono comunque limitati perché analizzano solo una piccola fetta del mercato potenziale.

    Sicuramente parliamo di una generazione che non è presente su Facebook, ma SnapChat, TikTok, Instagram Youtube e Twitch la fanno da padrone.
    E, proprio collegato al mondo di Twitch (il social networks dei gamers) non possiamo non parlare di Fortnite che non è propriamente un social, quanto più un videogame, ma che presenta comunque due fattori molto interessanti:

    1- L’enorme successo e la diffusione molto radicata in questa fascia di età

    2- Molte connotazioni che uniscono il gaming on line al social network

    Tra l’altro, sul mondo Gaming unito a Twitch, temi che mi appassionano molto, ho fondato una start up che si occupa proprio di questo (la trovi qui), e su questo si potranno fare molti ragionamenti davvero interessanti che non escludo di raccontare su questo blog.

    Concludendo una disamina della generazione Z, potremo dire con certezza che saranno gli Early Adopters di tutto quello che genera innovazione e che potranno rappresentare il benchmark dei nuovi mercati e delle nuove idee.

    CONCLUSIONI DA UN “NERD” CHE É CRESCIUTO SUL CONFINE DELLA GENERAZIONE X e Y.

    Se dovessi distaccare la mia età anagrafica e collocarmi da qualche parte, in qualcuna di queste generazioni per come affronto personalmente la tecnologia e l’innovazione… direi che potrei tranquillamente dire che sono molto proiettato verso le ultimi “prodotti della generazione Millenials” piuttosto che uno dei primi.

    Una specie di situazione del genere:

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    Devo proprio confessartelo, a volte mi chiedo come alcune persone non riescano a capire da che parte sta andando al mondo quando è tutto così palese e cercano in tutti i modi di non capirlo (o non volerlo vedere); ma, lasciando questo argomento su cui non ha senso perderci tempo, sono sicuro che se hai letto con interesse questo articolo tu stia pensando a come questo può essere utile per te come imprenditore o startupper o comunque come persona interessata alle tematiche di business.

    Ti accontento subito dandoti una regola che viene confermata da ogni impresa di successo nel mercato:

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    Volendo aggiungere qualcosa a questa frase, non basta essere “portatori” della innovazione, bisogna anche saperla sfruttare, perché un altro punto debole incredibile di chi è un innovatore è il fatto che troppo spesso sono in grado di sfruttare l’innovazione a loro favore, pur disponendo di risorse e di capitali.

    Non voglio entrare nel dettaglio, non è questo il momento storico in cui raccontare di “fatti realmente accaduti”, ma oltre che sui libri, ho visto con i miei occhi di come una azienda che avrebbe potuto davvero conquistare il mondo è stata capace di perdersi in un bicchiere d’acqua e non sfruttare l’innovazione che aveva introdotto per prima, ma prima o poi avrò modo di parlarne.

    Scrivimi qui sotto quali sono le innovazioni che hanno impattato maggiormente la tua vita e perché.

    Enrico Pisani

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    2 Responses
    1. Ho visto il tuo articolo su Linkedin e poi molto attentamente ho letto questo blog….. Bellissimo come descrivi i vari passaggi generazionali degli ultimi 50 anni e il rapporto tra musica e affari, concordo su quello che scrivi, oggi ho 44 anni e sto pagando a caro prezzo la mia ignoranza alla musica “liquida”… Sono un mediatore e ho sempre avuto rapporti esclusivamente face to face, l’innovazione più grande è stata ottenere recentemente la conclusione di un affare grazie ad un contatto social.
      Sono certo che dovrò cambiare le mie competenze e utilizzare nuovi strumenti per poter raggiungere gli stessi risultati di prima e sono anche convinto che il COVID-19 mi mette alla prova ad un cambiamento ormai irreversibile, disruption??? ;-)))

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    CIAO, SONO ENRICO
     

    Il Business è una questione di Assetto

    Sono un ragazzo nerd e multipotenziale, e ad un certo punto della mia carriera ero alla ricerca di stimoli imprenditoriali e volevo crearmi qualcosa di mio, che mi facesse sentire finalmente realizzato. 
     
    Ho tentato più strade, ho commesso errori, ho perso tempo, ho buttato soldi ma ho anche imparato. 
     

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